Selfinktober #12 - Wound
Oct. 12th, 2020 04:48 pm- Selfinktober: un prompt al giorno per tutto il mese, una storia con qualcosa di scritto a mano
- Prompt: #12 - Wound
- Nota: trovate l'immagine anche nel link al termine del testo
- Storia originale a cui il racconto è ispirato: L'altra anima della città
Ragnatele e formiche

Samuele si arrestò, bloccato da quello stupido biglietto appeso sulla porta.
Certo, perché era normalissimo aspettare mezz’ora che Damiano si fosse degnato di dirgli cosa gli fosse successo…
Era arrivato in negozio correndo, con indosso un kimono nero in brandelli e tenendosi il braccio sinistro contro il petto: sopra vi spiccava una ferita sanguinante.
«Lasciami stare» aveva borbottato, mettendosi a frugare per il negozio. Poi si era fiondato nel retrobottega, sbattendo la porta così forte da incastrare nuovamente la stupida serratura, e Samuele ci aveva messo due minuti buoni ad aprirla. E si era trovato la porta della cucina serrata, con quel messaggio.
Avrebbe voluto bussare e pretendere una spiegazione ma sapeva che sarebbe stato inutile. Decise di farsi un caffè con la macchinetta che tenevano nel corridoio (vista la propensione di Damiano per chiudersi in cucina a pasticciare rituali.) Il negozio era deserto, e comunque Samuele avrebbe sentito, se qualche cliente, vivo o meno, si fosse palesato. Doveva solo avere molta pazienza.
Finì il caffè e tornò in negozio, per controllare se Damiano avesse sparso in giro macchie di sangue. La scarsa clientela che voleva davvero comprare souvenir brutti si sarebbe schifata, la clientela scelta che voleva l’altra merce avrebbe protestato: il sangue è un elemento troppo importante, nella magia, e rischia di modificare l’energia e la polarità degli oggetti rituali.
Per fortuna c’era solo qualche schizzo sul pavimento (niente di nuovo, lì dentro.) Samuele pulì in fretta, poi andò in bagno a cercare l’occorrente per occuparsi della ferita di Damiano. Era un’attività fin troppo abituale. C’erano le ferite da incantesimi sperimentali, quelle dovute a combattimenti con creature aggressive, quelle di cui solitamente non parlavano, e così via. Una delle tante cose con cui Samuele era dovuto venire a patti, quando aveva deciso di condividere la vita con Damiano.
La mezz’ora passò e Samuele, sullo scoccare dell’ultimo secondo, spalancò la porta della cucina. Trovò Damiano assopito su uno scarabocchio insensato macchiato di sangue e qualcosa di giallo che doveva essere curcuma, dall’odore.
«Ehi, tutto bene?»
«Eh?» Damiano sollevò la testa e sbadigliò. «Oh. Scusa. Mi ci è voluta un sacco di energia.Ma almeno ho risolto il problema delle formiche in cucina.»
«In che senso, scusa?»
«Avevo trovato un incantesimo, ma serviva un bel po’ di sangue. Prima ho lottato contro una ragnatela e mi sono ferito, quindi ho pensato di sfruttare la cosa, già che c’ero. Dovrei essere riuscito a deviare le formiche.»
«Una ragnatela?»
«Era grossa. E fatta di ghiaccio. Aleggiava intorno al negozio. L’ha lanciata qualcuno contro di noi, quindi sarà il caso di capire chi. Ma vabbè, non è niente di nuovo, che qualcuno ci voglia morti.»
Samuele sospirò e si sedette accanto a Damiano, prendendogli delicatamente il braccio tra le mani per capire l’entità del problema. Era un bel taglio ma non troppo profondo. Una striatura in più nella costellazione di cicatrici e lentiggini sulla pelle chiara.
«Quindi qualcuno ci vuole morti, eh?»
«Temo di sì. Ma guarda il lato positivo: niente più formiche in dispensa.»
Wound
- Prompt: #12 - Wound
- Nota: trovate l'immagine anche nel link al termine del testo
- Storia originale a cui il racconto è ispirato: L'altra anima della città
Ragnatele e formiche

Samuele si arrestò, bloccato da quello stupido biglietto appeso sulla porta.
Certo, perché era normalissimo aspettare mezz’ora che Damiano si fosse degnato di dirgli cosa gli fosse successo…
Era arrivato in negozio correndo, con indosso un kimono nero in brandelli e tenendosi il braccio sinistro contro il petto: sopra vi spiccava una ferita sanguinante.
«Lasciami stare» aveva borbottato, mettendosi a frugare per il negozio. Poi si era fiondato nel retrobottega, sbattendo la porta così forte da incastrare nuovamente la stupida serratura, e Samuele ci aveva messo due minuti buoni ad aprirla. E si era trovato la porta della cucina serrata, con quel messaggio.
Avrebbe voluto bussare e pretendere una spiegazione ma sapeva che sarebbe stato inutile. Decise di farsi un caffè con la macchinetta che tenevano nel corridoio (vista la propensione di Damiano per chiudersi in cucina a pasticciare rituali.) Il negozio era deserto, e comunque Samuele avrebbe sentito, se qualche cliente, vivo o meno, si fosse palesato. Doveva solo avere molta pazienza.
Finì il caffè e tornò in negozio, per controllare se Damiano avesse sparso in giro macchie di sangue. La scarsa clientela che voleva davvero comprare souvenir brutti si sarebbe schifata, la clientela scelta che voleva l’altra merce avrebbe protestato: il sangue è un elemento troppo importante, nella magia, e rischia di modificare l’energia e la polarità degli oggetti rituali.
Per fortuna c’era solo qualche schizzo sul pavimento (niente di nuovo, lì dentro.) Samuele pulì in fretta, poi andò in bagno a cercare l’occorrente per occuparsi della ferita di Damiano. Era un’attività fin troppo abituale. C’erano le ferite da incantesimi sperimentali, quelle dovute a combattimenti con creature aggressive, quelle di cui solitamente non parlavano, e così via. Una delle tante cose con cui Samuele era dovuto venire a patti, quando aveva deciso di condividere la vita con Damiano.
La mezz’ora passò e Samuele, sullo scoccare dell’ultimo secondo, spalancò la porta della cucina. Trovò Damiano assopito su uno scarabocchio insensato macchiato di sangue e qualcosa di giallo che doveva essere curcuma, dall’odore.
«Ehi, tutto bene?»
«Eh?» Damiano sollevò la testa e sbadigliò. «Oh. Scusa. Mi ci è voluta un sacco di energia.Ma almeno ho risolto il problema delle formiche in cucina.»
«In che senso, scusa?»
«Avevo trovato un incantesimo, ma serviva un bel po’ di sangue. Prima ho lottato contro una ragnatela e mi sono ferito, quindi ho pensato di sfruttare la cosa, già che c’ero. Dovrei essere riuscito a deviare le formiche.»
«Una ragnatela?»
«Era grossa. E fatta di ghiaccio. Aleggiava intorno al negozio. L’ha lanciata qualcuno contro di noi, quindi sarà il caso di capire chi. Ma vabbè, non è niente di nuovo, che qualcuno ci voglia morti.»
Samuele sospirò e si sedette accanto a Damiano, prendendogli delicatamente il braccio tra le mani per capire l’entità del problema. Era un bel taglio ma non troppo profondo. Una striatura in più nella costellazione di cicatrici e lentiggini sulla pelle chiara.
«Quindi qualcuno ci vuole morti, eh?»
«Temo di sì. Ma guarda il lato positivo: niente più formiche in dispensa.»
Wound