harriet_ed: (tori amos)
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- Selfinktober: un prompt al giorno per tutto il mese, una storia con qualcosa di scritto a mano
- Prompt: #13 - Mask
- Nota: trovate l'immagine anche nel link al termine del testo
- Storia originale a cui il racconto è ispirato: L'altra anima della città

La festa dell'odio



Febbraio 2012

«Vuoi andare a questa festa con me? Di tutte le persone che ci sono al mondo?»
Susanna sorrise. Susanna era incapace di sorridere senza sembrare dieci volte più inquietante, quindi Damiano non fu per niente rassicurato.
«Sei la persona più adatta.»
«Come no. Tu mi odi e vuoi portarmi a una festa della famiglia Neri, che mi odia ancora più di te.»
«Io non ti odio. Non ti apprezzo particolarmente, certo, ma in realtà apprezzo pochissime persone, quindi sei nella media.»
«I Neri sì, però.»
«I Neri odiano tutti. Non puoi pretendere che vogliano bene a un mago rinnegato, caduto in disgrazia e con meno anima del dovuto.»
«E quindi perché dovrei venire con te nel loro covo?»
«Perché sei la persona adatta. Dai, è una festa in maschera! Proprio il tipo di cosa che ti piace, no?»
«Le feste in maschera mi piacciono alle mie regole.»
Susanna sospirò e prese a passeggiare per il negozio: la lunga gonna nera allargava la ruota con ogni passo concitato. A un certo punto lanciò sul bancone l’invito alla festa, elegantemente scritto a mano. Chissà come se lo era procurata. Non era certo nella lista degli invitati ufficiali. E chissà come pensava di giustificare la sua presenza lì.



«Sai, Damiano, con un’altra persona avrei sfoggiato le mie migliori tecniche di persuasione, ma con te temo di dover dire la verità. Che è uno dei motivi per cui non ti apprezzo particolarmente.»
«Non sopporti chi non si fa ingannare?»
Le porse una tazza fumante di tè verde che lei accolse tra le dita rivestite di pizzo nero.
«Tu…» Soffiò sulla tazza e la portò alle labbra. «Tu sei proprio la persona che meno di tutte si dovrebbe vantare di non farsi ingannare
«Grazie per avermi ricordato il maggior fallimento della mia vita.»
«Tutti dovremmo avere uno che ce lo ricorda. Insomma, mi sento di dirti la verità perché sei più simile a me di quanto non voglia ammettere.»
«In cosa saremmo simili?»
«Facciamo cose che non piacciono alla maggior parte della gente. E i Neri ci odiano.»
«E allora perché andiamo alla loro festa?»
«Perché c’è una porta dimensionale in casa loro, che si rifiutano di sigillare in quanto prendono soldi da dei contrabbandieri che la utilizzano. E siccome è un’apertura casuale e incontrollata, sta creando danno al tessuto della realtà. Devo chiuderla.»
«Sei molto coscienziosa.»
«Voglio anche rubare un paio di scarpe a Marzia. Se lo merita, con tutto il casino che sta causando.»
«D’accordo, tu hai un buon motivo per andarci. Ma io?»
«Entrare nel palazzo dei Neri vestito da provocante signora dell’Ottocento o qualcosa del genere non è una ricompensa abbastanza appetibile?»
«Perché vuoi me?»
«E va bene. Perché voglio sperimentare un piccolo incantesimo di mia invenzione che trasforma l’odio della gente in energia magica molto pura. E se ci sarai anche tu, a catalizzare l’odio dei Neri…»
«Ah, ecco qui. Vengo a farmi odiare, insomma. La cosa che mi riesce meglio.»
«Più o meno.»
«Va bene.»
Susanna posò la tazza sul bancone e sorrise, questa volta in maniera meno inquietante. Quasi stupita.
«Davvero? Un’ora a girare intorno all’argomento, e quando arrivo alla parte spiacevole tu cedi così facilmente?»
Questa volta fu lui a sorridere. Non le avrebbe dato la soddisfazione di spiegarsi.
«Vedi di preparare un costume degno, Susanna.»


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