Selfinktober #15 - Success
Oct. 15th, 2020 05:01 pm- Selfinktober: un prompt al giorno per tutto il mese, una storia con qualcosa di scritto a mano
- Prompt: #15 - Success
- Nota: trovate l'immagine anche nel link al termine del testo
- Storia originale a cui il racconto è ispirato: Almiressa [Universo della campagna di gioco di ruolo]
Tra le rovine
Tra le rovine di un mondo, all’alba, due persone camminano, tenendosi per mano. Una è una giovane donna alta e pallida che indossa un kimono bianco cosparso di petali rosati. Adesso è scomposto, disordinato, con l’orlo macchiato dalle polveri e dalla distruzione. I suoi lunghissimi capelli neri scivolano fuori dalla complessa pettinatura, ormai disfatta. Avanza guardandosi attorno, assorbendo le immagini delle strade semideserte: edifici distrutti dalle esplosioni, cadaveri metallici di enormi costrutti da guerra, resti di barricate, corpi riversi al suolo, laceri e persi tra il buio e i detriti.
Negli occhi ha un’espressione di gioia feroce, ma il volto conserva una tensione che non si addice alla vittoria. Ha vinto, sì, ma è come se sentisse che non può rilassarsi, riposare. Forse non potrà farlo mai.
Forse è anche questo, il peso che deve portare un regnante.
L’altra persona nasconde il volto sotto il cappuccio della casacca di lino scuro che ha indosso. Dreadlock neri spuntano a lato del viso in ombra. Sul gambale destro dei calzoni grigi e larghi c’è uno squarcio inondato di sangue rappreso, sotto si intuisce la pelle nera attraversata da una lunga ferita, che impone un passo lento e affaticato. Il sangue spicca sui piedi scalzi, sulle mani tremanti, sul coltello appeso alla cintura. Sangue suo. Sangue di coloro contro cui ha combattuto stanotte. Sangue dei compagni della resistenza, che ha visto morire. Sangue anche tra i suoi pensieri, nelle immagini di quelle morti che continua a rivedere, che ci saranno per sempre.
Forse è anche questo, il peso che deve portare un regnante.
Le mani si stringono, ed è l’unica cosa luminosa che riescono a sentire, in questo momento.
Forse festeggeranno, a un certo punto. I loro piani hanno avuto successo, in fondo. Fin da quel primo, folle tentativo di cambiare il cammino delle potenze del mondo, con una nave in caduta libera dal cielo. Per ora camminano. Cercano qualcosa, non sanno che cosa.
Forse la risposta è il segno della resistenza, il fiore di Almiressa, su un frammento di carta che spunta, come fosse davvero fiorito, tra le rovine. Ha la forma del fiore sulla bandiera, con al centro la stella che rappresenta il Faro e la A della città, ma è azzurro come il mare finalmente libero da tutti quelli che hanno cercato di imbrigliarlo nelle loro trame soffocanti, nella loro crudele ingordigia, nella loro magia corrotta.

Vi si fermano davanti. Rendono omaggio. Stanotte è morto un pezzo della città. Stanotte la città è risorta.
Success
- Prompt: #15 - Success
- Nota: trovate l'immagine anche nel link al termine del testo
- Storia originale a cui il racconto è ispirato: Almiressa [Universo della campagna di gioco di ruolo]
Tra le rovine
Tra le rovine di un mondo, all’alba, due persone camminano, tenendosi per mano. Una è una giovane donna alta e pallida che indossa un kimono bianco cosparso di petali rosati. Adesso è scomposto, disordinato, con l’orlo macchiato dalle polveri e dalla distruzione. I suoi lunghissimi capelli neri scivolano fuori dalla complessa pettinatura, ormai disfatta. Avanza guardandosi attorno, assorbendo le immagini delle strade semideserte: edifici distrutti dalle esplosioni, cadaveri metallici di enormi costrutti da guerra, resti di barricate, corpi riversi al suolo, laceri e persi tra il buio e i detriti.
Negli occhi ha un’espressione di gioia feroce, ma il volto conserva una tensione che non si addice alla vittoria. Ha vinto, sì, ma è come se sentisse che non può rilassarsi, riposare. Forse non potrà farlo mai.
Forse è anche questo, il peso che deve portare un regnante.
L’altra persona nasconde il volto sotto il cappuccio della casacca di lino scuro che ha indosso. Dreadlock neri spuntano a lato del viso in ombra. Sul gambale destro dei calzoni grigi e larghi c’è uno squarcio inondato di sangue rappreso, sotto si intuisce la pelle nera attraversata da una lunga ferita, che impone un passo lento e affaticato. Il sangue spicca sui piedi scalzi, sulle mani tremanti, sul coltello appeso alla cintura. Sangue suo. Sangue di coloro contro cui ha combattuto stanotte. Sangue dei compagni della resistenza, che ha visto morire. Sangue anche tra i suoi pensieri, nelle immagini di quelle morti che continua a rivedere, che ci saranno per sempre.
Forse è anche questo, il peso che deve portare un regnante.
Le mani si stringono, ed è l’unica cosa luminosa che riescono a sentire, in questo momento.
Forse festeggeranno, a un certo punto. I loro piani hanno avuto successo, in fondo. Fin da quel primo, folle tentativo di cambiare il cammino delle potenze del mondo, con una nave in caduta libera dal cielo. Per ora camminano. Cercano qualcosa, non sanno che cosa.
Forse la risposta è il segno della resistenza, il fiore di Almiressa, su un frammento di carta che spunta, come fosse davvero fiorito, tra le rovine. Ha la forma del fiore sulla bandiera, con al centro la stella che rappresenta il Faro e la A della città, ma è azzurro come il mare finalmente libero da tutti quelli che hanno cercato di imbrigliarlo nelle loro trame soffocanti, nella loro crudele ingordigia, nella loro magia corrotta.

Vi si fermano davanti. Rendono omaggio. Stanotte è morto un pezzo della città. Stanotte la città è risorta.
Success