harriet_ed: (ed clairville)
[personal profile] harriet_ed
- Selfinktober: un prompt al giorno per tutto il mese, una storia con qualcosa di scritto a mano
- Prompt: #7 - Abstract
- Nota: trovate l'immagine anche nel link al termine del testo
- Storia originale a cui il racconto è ispirato: Violet City - Gioco di ruolo di [personal profile] eriol_seri

Quasi un tuo amico (questa volta)

«Eccoti qua di nuovo, eh?»

«Vorrei davvero sapere perché mi porti qui. È la settima notte di seguito in cui ti sogno.»

«Perché hai qualcosa da imparare, direi.»

«Evidentemente sono troppo stupido per capire la lezione.»

«Uh, e questo chi te l’ha detto? La tua maestra delle elementari?»

«E tu cosa ne sai di…»

«Ho accesso ai tuoi ricordi. Non vado a spiare, tranquillo. Ma le tue memorie fondanti, quelle che ti hanno reso l’uomo che sei adesso, quelle le conosco. Quindi, sì, vogliamo parlare della signorina Delford che ti riteneva stupido in quanto figli di immigrati poveri?»

«Non servirebbe parlarne, visto che sai già tutto.»

«Magari servirebbe a te.»

«È roba di quindici anni fa.»

«Ma è ancora importante. Va bene, per una volta smetterò di fare lo spirito stronzo e diventerò un po’ più delicato. Quasi un tuo amico. Lo farò per te, visto che ti tocca portarmi dietro.»

«Non ho niente se non gratitudine nei confronti del tuo dono. Dovresti sapere anche questo.»

«Lo so, lo so. Continuo a trovare divertente farti impazzire. Alla fine io vivo di questo. Di giochi. Per me è tutto un gioco. Mi scelgo un umano a cui fare un dono e sto a vedere come lo usa. E tu mi stai dando grandi soddisfazioni. Torniamo all’inizio, però. Ti chiedi perché mi stai sognando, eh? La risposta è qui intorno a te.»

«Intorno a me c’è solo il panorama che mi fai sempre vedere quando ti incontro, e non ha senso. È un ammasso di ombre e colori senza un ordine e una logica. E ogni volta che cambia, è peggio. Non riesco nemmeno a immaginare di vederci qualcosa. Non ha alcun significato.»

«Hai fatto un errore, però. Non sono io, che te lo faccio vedere. E non sono io che ti sto portando qui, ultimamente.»

«Sono io? Io che ti chiamo?»

«Esatto. Quindi, alla fine, io posso aiutarti a dare senso a questo mondo informe, ma la chiave di tutto sei tu. Cosa ti passa per la mente, in questo momento?»

«Fin troppe cose, credo.»

«Giusto. Se c’è qualcuno che ama le preoccupazioni eccessive, quello sei tu. Vediamo: forse è qualcosa che riguarda il tuo potere? Magari stai cercando di usarlo in maniera nuova.»

«Io… Sì, credo che potrebbe essere questo. C’è qualcosa che voglio fare, ed è importante, ma non ci riesco.»

«Allora la risposta è qui da qualche parte. Guarda bene. Distinguila in mezzo a tutto il resto. E se al tuo risveglio non te la ricorderai, puoi sempre cercarla: non ti avrà abbandonato. Tu hai un modo molto tuo di tirare fuori le cose dal caos, no?»

«Di cosa stai parlando?»

«Andiamo, devo ricordarti io qual è la cosa che sai fare meglio? Prendi una penna e un pentagramma e comincia a riordinare la realtà. È quello che fai sempre per risistemare i pensieri. Prova a usarla come via d’uscita per recuperare l’intuizione del sogno. La musica è un linguaggio potente. Ed è il tuo.»








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